Rispondiamo con la lotta!


Sono giornate decisive queste per la trattativa sulla riforma del mercato del lavoro che punta allo smantellamento di alcuni diritti fondamentali dei lavoratori.
La trattativa verte su:
una ipotesi di “manutenzione” dell’ articolo 18, per togliere ai padroni l’obbligo del reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente,
sul taglio degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione e mobilità),
sul sostanziale mantenimento delle molteplici forme di contratto precario (inserite dal Pacchetto Treu durante il governo Prodi nel 97 e rafforzate dalla legge 30 del governo Berlusconi del 2003).
Non c’è opposizione in Parlamento né una corretta informazione rispetto a quel che sta accadendo, ma anzi un consenso bipartisan, per “senso di responsabilità” e per “salvare l’Italia”. Sono tutti d’accordo nei palazzi del potere.
Ma nelle fabbriche, nelle scuole, tra i lavoratori precari ed i pensionati, cresce giorno dopo giorno la difficoltà ad arrivare a fine mese e ad immaginare un futuro per se stessi e per i propri figli.
Cresce la consapevolezza della distanza tra la nostra realtà e quella dei privilegiati con stipendi milionari che hanno in mano l’economia del Paese e che chiedono a noi di fare sacrifici.
Cresce la consapevolezza che una “riforma” di tal genere serve unicamente ad indebolire i lavoratori,a metterli sempre più gli uni contro gli altri, a far dormire sonni tranquilli ai privilegiati di sempre, che dalla crisi continuano a guadagnare e che stanno portando il Paese verso la Grecia.
E crescono anche le risposte di lotta come quella dei circa 5.000 operai dell'Ansaldo, dell'Ilva, della Fincantieri, dell'Elsag e di altre fabbriche genovesi che sono scesi in piazza oggi per protestare proprio contro la riforma del mercato del lavoro, dando vita ad un corteo nelle vie del ponente della città.
Finchè si lotta non tutto è perduto. La prospettiva è solo nell’unità dal basso.

Manifesto del Partito Comunista

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