Dopo la manifestazione di sabato 12 maggio.
Bella manifestazione quella di
sabato 12 maggio a Roma.
In 40.000 abbiamo seguito il
corteo da Piazza della Repubblica fino al Colosseo.
Molti gli striscioni di circoli e
federazioni di Rifondazione, alcuni del PdCI, significativa presenza No Tav (Nicoletta Dosio ha parlato dal palco) ed anche bandiere della Cgil, dei sindacati di
base e di tanti comitati ed associazioni.
Molti i temi presenti sugli
striscioni o sui volantini, (dalla lotta del popolo palestinese, alla
manifestazione della scuola del 26 maggio, alla questione dell’acqua pubblica
ed altro ancora), temi sui quali i compagni di Rifondazione nelle varie realtà
sono impegnati a fianco dei movimenti.
Il segnale lanciato sabato è un
segnale forte, che dimostra come, nonostante l’oscuramento dei media e tutte le
difficoltà, la nostra presenza nel Paese
sia significativa e con essa possa crescere l’opposizione sociale al governo
Monti, una opposizione che parte dalla difesa dell’art.18.
Un forte applauso si è levato dalla
piazza quando il compagno Ferrero nell’intervento conclusivo dal palco rivolgendosi
a Sel ed IdV, ha detto che è ora di smetterla di inseguire con il cappello in
mano il PD.
Il problema del ruolo e delle
responsabilità del PD è fortemente sentito dalla base e deve essere chiarito
una volta per tutte.
Dopo la giornata di sabato,
torniamo a casa con alcune domande ed una conferma:
il partito c’è, i suoi militanti sono
generosi e nella crisi globale del capitalismo, che travolge persone e diritti,
il nostro compito è di stare nelle lotte per costruire l’alternativa alla base
della società.
A partire dalla difesa dei
lavoratori, come abbiamo fatto in questi giorni al presidio dei dipendenti
della De Boni ed alla loro “Tenda della speranza” posata in Viale San Lazzaro.
Una vertenza che ha portato a
casa dei risultati materiali (il sostegno economico ai lavoratori) grazie all’
intervento delle istituzioni, e che ha assunto un grande significato:
alla crisi si risponde con la
lotta e la solidarietà non con la solitudine e la disperazione.
L’abbiamo fatto raccogliendo l’appello
della Filt Cgil, insieme alle altre soggettività politiche, sindacali e sociali
ed ai singoli cittadini che hanno sostenuto la vertenza.
La lotta per noi ora deve
continuare contro la “riforma” che in questi giorni viene votata in Parlamento,
una riforma che annulla norme di civiltà
per dare mano libera ai licenziamenti.
Gridiamoglielo forte: giù le mani dall’art.18!