lunedì 29 giugno 2015

Il governo greco difende i tuoi interessi, per questo lo perseguitano!



Sulla vicenda della Grecia in Italia vi è una enorme disinformazione e giornali e telegiornali italiani raccontano un mucchio di menzogne. La storiella più diffusa è che i greci hanno fatto un mucchio di debiti e non vogliono pagarli, anzi chiedono agli altri paesi europei di continuare a prestargli i soldi senza poi restituirli. Secondo questa storia la Merkel è molto buona e li vuole aiutare ma loro sono truffaldini e mattacchioni e invece di cogliere le generose offerte dell’Unione Europea si mettono a fare casino e indicono un referendum che rischia di portare la Grecia fuori dall’Europa.

Questa storiella è falsa e i fatti sono i seguenti:

1) L’economia greca è stata distrutta dalle politiche di austerità imposte negli ultimi 5 anni dall’Unione Europea: avevano previsto una riduzione del PIL del 5% e c’è stata una riduzione del 25%. Questo disastro ha prodotto un impoverimento della popolazione e milioni di disoccupati.

2) Tsipras ha vinto le elezioni 5 mesi fa con la proposta di non accettare più queste politiche e per questo ha presentato un piano basato su proposte molto semplici: aumentare le tasse ai ricchi invece che tagliare le pensioni ai poveri e smetterla di regalare i soldi dei cittadini agli speculatori attraverso il debito gonfiato da interessi da usura.

3) Contro queste semplici ed efficaci proposte si sono scagliati gli amici dei banchieri e dei ricchi che comandano l’Unione Europea. Pur di impedire al governo greco di dimostrare che esiste una alternativa alle politiche di austerità, Merkel e i suoi servi come Renzi, preferiscono la rottura dell’Europa e il default della Grecia. Hitler invase la Grecia con i carri armati, la Merkel la vuole strozzare con il ricatto economico: dopo 75 anni cambiano gli strumenti ma non il fine di dominio.

La discussione tra il governo greco e l’Unione Europea non riguarda le cifre del bilancio – su questo non ci sono differenze – ma chi le deve pagare: i greci ricchi o quelli poveri? Gli speculatori e le banche o il popolo greco?

I padroni del vapore non vogliono che voi: il popolo italiano, francese, irlandese, spagnolo, portoghese, popoli che hanno beccato stangate su stangate, possiate anche solo pensare che è possibile fare in un altro modo. Non vogliono che voi abbiate un esempio che dimostri che per uscire dalla crisi invece che fare i sacrifici bisogna far pagare i ricchi e gli speculatori. Il governo greco viene perseguitato perché può essere un esempio per voi, può dimostrare che cambiare strada, che uscire dall’austerità, non solo è necessario ma è possibile.


BASTA CON L’AUSTERITA’ IN GRECIA COME IN ITALIA


W IL GOVERNO GRECO E ALEXIS TSIPRAS



Partito della Rifondazione Comunista www.rifondazione.it

UNA IGNOBILE MESSA IN SCENA



Si conclude oggi (25.giugno) al Senato nel modo peggiore (comunque prevedibile e previsto da chi conosce le logiche del Governo Renzi) l'itinerario parlamentare del Ddl sulla “buona scuola”. 
A metà luglio un breve passaggio alla Camera chiuderà l'ignobile messa in scena.
La mascalzonata del voto di fiducia taglia tutti i possibili emendamenti, imbavaglia il parlamento e cerca soprattutto di mettere davanti al fatto compiuto un movimento ampio e composito , quello che possiamo definire “per la difesa della scuola pubblica" che invece è di giorno in giorno cresciuto in modo direttamente proporzionale alla arroganza del Governo, alle pietose argomentazioni di Ministri e Ministre, all'ignobile ricatto cui sono stati sottoposti i precari, vero scudo umano di una contro riforma che porta a compimento le idee di Moratti, Gelmini e Aprea sulla scuola, aziendalizzata, impoverita dei poteri dei suoi protagonisti reali (docenti, studenti e genitori) messa nelle mani di un sol uomo, il preside menager.
La ferita di questo voto di fiducia è percepita in modo chiaro: una violazione della democrazia, della Costituzione, una sfida a un movimento che non considera questo passaggio come l'ultima spiaggia, una sconfitta su cui ripiegare, ma un motivo in più per attrezzarsi, per raccogliere forze e consensi, per prepararsi al dopo, alla lunga battaglia per la cancellazione di questa riforma con tutti gli strumenti che la Costituzione e le leggi ci danno e che il movimento democraticamente sceglierà.
La partecipazione costruttiva dei nostri compagni e delle nostre compagne, in particolare insegnanti e studenti, alle molte reti di movimento, associazioni, sindacati che in questi giorni animano la protesta e le manifestazioni è un fatto assodato e riconosciuto: la parola d'ordine è il ritiro del Ddl e l'assunzione dei precari.
Ma l'obiettivo del Partito della Rifondazione Comunista ora è lanciare una campagna di lungo periodo che segni e caratterizzi la nostra presenza e renda note le nostre posizioni, non solo nella critica al Ddl, ma rispetto alle proposte per qualificare e rilanciare la scuola della Repubblica dopo 20 anni di politiche neoliberiste.


giovedì 18 giugno 2015

Contro i ricatti di Renzi la mobilitazione continua

Con incredibile faccia di bronzo Renzi cerca di far ricadere su chi si oppone ai suoi progetti sulla scuola responsabilità che sono solo sue, del suo partito e del suo governo.
La minaccia di non dar luogo all'assunzione dei precari se non vengono ritirati gli emendamenti al disegno di legge in discussione al Senato è un autentico ricatto che va rispedito al mittente.
Ancora una volta il Presidente del Consiglio dimostra la sua insofferenza verso i processi democratici e prova ad imporre al Parlamento l'asservimento al suo volere.
Per avvalorare la sua tesi non esita a diffondere bugie e mistificazioni di fronte alle quali è bene ricordare che:

1. i tempi tecnici per rendere possibili le assunzioni dal prossimo primo settembre sono stati già abbondantemente superati per il ritardo di due mesi con cui il governo ha presentato al Parlamento il suo DDL;

2. le 100.000 assunzioni annunciate sono un atto dovuto dopo la sentenza della corte di Giustizia europea, sono solo una parte del fabbisogno delle scuole e riguardano persone che già lavorano nella scuola e senza le quali le scuole stesse non potrebbero funzionare;

3. le Graduatorie ad esaurimento in cui sono inseriti i precari non sono elenchi di questuanti ma graduatorie concorsuali a tutti gli effetti cui si può accedere solo dopo un lungo, costoso e impegnativo percorso di qualificazione post-universitaria al quale, nella stragrande maggioranza dei casi, si affiancano anni e anni di insegnamento;

4.  non è vero che nella scuola si torna ad investire dopo anni di tagli: il documento di Economia e Finanza, varato dal Governo poche settimane fa, prevede che la spesa per l'istruzione in rapporto al PIL, già tra le più basse d'Europa, diminuisca nei prossimi anni di quasi mezzo punto percentuale pari a circa 7 miliardi di euro;

Quella di Renzi è in realtà una reazione arrogante alla sconfitta elettorale e alle difficoltà che gli ha creato il movimento di protesta della scuola. L'unica strada perrcorribile per dare risposta ai bisogni del sistema scolastico è quella dello stralcio delle assunzioni, della predisposizione di un piano pluriennale attraverso il quale coprire con personale stabile tutte le le cattedre e i posti privi di titolare e infine metter mano ad una vera riforma della scuola condivisa che cancelli le controriforme Moratti e Gelmini.

Al Presidente Renzi diamo un consiglio: stia sereno, la lotta il mondo della scuola non si ferma.


Vito Meloni
Responsabile nazionale scuola PRC-SE

lunedì 25 maggio 2015

Sulla "buona scuola" di Renzi

Per la prima volta dal suo insediamento, il Presidente del Consiglio Renzi è stato costretto a mutare i soliti toni arroganti di fronte a chi lo contesta.
Quel che sta avvenendo nel mondo della scuola rappresenta un fatto estremamente importante, non solo per il valore della posta in gioco, che riguarda principi costituzionali fondamentali, quali il diritto all’istruzione e la libertà di insegnamento,  ma anche perché segnala che nel Paese sta maturando qualcosa di nuovo, una capacità di opposizione e di alternativa che rappresenta una speranza per tutti noi.
Al modello neo-autoritario di scuola e di società proposto da Renzi e dal suo partito-governo, è possibile proporne un altro, che nasce dal basso e su basi completamente diverse, lo dimostrano i fatti e le mobilitazioni di queste settimane.
Utilizzando in maniera assai disinvolta il regolamento delle Camere con trucchi alle regole, Il PD sta cercando in tutti i modi di far passare in Parlamento il suo DDL, quello della cosiddetta “Buona Scuola, fondato sulla centralità della figura del Preside-manager, che assumerebbe all’interno del proprio Istituto, i poteri  ed  il ruolo tipico del dirigente di una azienda. Aziendalistici sono pure  i criteri di gestione ai quali si ispira tutto il DDL, criteri che distruggerebbero completamente  il clima di collaborazione tra docenti ed i fondamenti di collegialità e di libertà, indispensabili per un processo di insegnamento e di apprendimento di qualità ed efficace a formare cittadini.
In contrapposizione a questa idea di scuola, però, gli insegnanti ed il personale ATA, sostenuti da un buon numero di studenti,  si sono mobilitati in tutto il Paese. Una mobilitazione vasta ed unitaria come non se ne vedevano da molti anni. Una mobilitazione per difendere i diritti e la  dignità di chi lavora nella scuola e che ha un valore generale. Fermare il DDL della buona scuola è possibile, come dimostra il diverso atteggiamento di Renzi, che non urla più che i sindacati non rappresentano nessuno ma che ora tenta di dividere il fronte sindacale e la categoria.
La mobilitazione deve continuare in maniera forte ed unitaria fino al ritiro del DDL, senza cedimenti né compromessi; essa, infatti, non è  solo una questione di natura sindacale ma l’unico mezzo con cui fare passare chiaramente il messaggio sulle finalità e sugli  obiettivi che il DL prospett, allargando l’alleanza agli altri lavoratori, ai genitori, agli studenti.
E’ infatti con gli scioperi e le altre iniziative che si puo’ tenere aperta una prospettiva per una idea alternativa di scuola e di società che è possibile, e può nascere dal basso, dalla pratica quotidiana di chi ha a cuore il proprio lavoro e lotta per difenderne la qualità ed il senso. Una alternativa come quella  contenuta nei principi della Legge di iniziativa popolare (LIP) sul cui testo furono raccolte  tantissime firme anche nel nostro territorio, nel 2006, e che questo Governo, come quelli che l’hanno preceduto finge di ignorare .
Certamente anche la scadenza elettorale può rappresentare una occasione per mandare un segnale forte, perciò  alle elezioni regionali in Veneto è importante scegliere una lista chiaramente alternativa a chi ci governa, sia in Regione che nel Paese, sia alla Lega che al PD, entrambi , su questo aspetto come su tanti altri,  con  una sostanziale identità di posizione, mascherata (e malamente) solo in campagna elettorale.
Un voto per “l’Altro Veneto-Ora possiamo” e per Laura di Lucia Colletti, candidata alla Presidenza della Regione, una insegnante impegnata ogni giorno e da sempre nella difesa della qualità della scuola pubblica.
Con il voto e con la mobilitazione dalla scuola può venire un segnale di cambiamento per tutto il Paese.

Roberto Fogagnoli  segretario PRC Vicenza - Claudia Rancati responsabile scuola PRC Vicenza

sabato 11 aprile 2015

Rifondazione comunista per 
Un Altro Veneto



In questi lunghi anni di crisi che hanno visto la perdita di milioni di posti di lavoro, aumentare la precarietà e ridursi il potere di acquisto di salari e pensioni con  i vari governi che si sono succeduti, da Berlusconi, a Monti e Letta fino all’attuale governo Renzi, la politica di attacco ai diritti dei lavoratori/lavoratrici di smantellamento dello stato sociale, non ha subito alcuna variazione.
I governi di centrodestra, del Pdl e della Lega,  e quelli a guida del Partito Democratico si sono mossi nella sostanza nella stessa direzione al di là delle chiacchere e della finta contrapposizione nel teatrino della politica. Hanno proceduto sulla stessa strada dello smantellamento dei diritti dei lavoratori, facendo a gara nell’introdurre leggi che hanno aumentato a dismisura la precarietà, dalla legge 30 di Sacconi al Job Acts di Renzi , hanno privatizzato i servizi pubblici, tagliato lo stato sociale, dalla Scuola alla Sanità.
In questi anni mentre si imponevano le politiche del rigore e dell’austerità i ricchi sono diventati  sempre più ricchi mentre la grande massa dei cittadini/e , i lavoratori si sono impoveriti.  Chi lavora è costretto lavorare  sempre  di più, chi non lavora è costretto in una condizione di miseria e alla lotta quotidiana per sopravvivere.
Un disastro che è figlio dei trattati e delle politiche economiche imposte dall’Unione Europea e dalla BCE , dei trattati di Maastricht e di Lisbona, dell’obbligo del pareggio di bilancio votato  in costituzione con una maggioranza addirittura bulgara nel parlamento italiano. Trattati votati, da Pd, Lega, Forza Italia e partiti alleati, nel parlamento italiano ed Europeo, Salvini compreso.
Avversari formidabili nelle campagne elettorali sono nella realtà animati dalla stessa ideologia e cultura liberista, che considera un dogma di fede la centralità dell’impresa e del mercato e il lavoro una merce, così come condividono i piani affaristici delle grandi opere che ingrassano banche e costruttori amici.
In questi anni l’unica vera opposizione contro le politiche di austerità ed i trattati che la sostengono, l’hanno fatta le forze della vera sinistra, quella del GUE nel Parlamento di Strasburgo e la sinistra sociale e vertenziale nelle piazze di tutti i Paesi europei. E’ la stessa battaglia che con grande difficoltà ma con determinazione sta facendo il governo Greco per salvare il suo paese dalla mortale stretta della Troika. E’ la battaglia per costruire un’alternativa operaia e popolare al governo del grande capitale e della finanza, per impedire il massacro sociale.
Per queste ragioni, per dare continuità alla lotta contro le politiche di austerità, per costruire anche nel nostro Paese le forze necessarie per  una forte opposizione, vera, e di alternativa alle politiche del lavoro e sociali imposte dall’Europa e portate avanti dal governo Renzi con coerenza perfino servile, Rifondazione comunista ha scelto di sostenere la lista “Un Altro Veneto Ora Possiamo”, in continuità con l’esperienza dell’Altra Europa, che candida a Presidente del Veneto   Laura di Lucia Colletti.

Questa è per noi l’unica scelta coerente e possibile per chi si è sempre battuto in questi anni  a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori, di chi è stato nelle lotte in difesa del territorio dalle grandi opere e dal malaffare e dalla corruzione che le accompagna, di chi è stato nelle campagne in difesa dell’acqua pubblica e contro le privatizzazioni, contro i tagli allo stato sociale.