lunedì 8 dicembre 2014

VENERDI' 12 dicembre partecipiamo allo sciopero generale!

Lavoratori, studenti: non è ancora detta l’ultima parola, scioperiamo il 12 dicembre! RIALZIAMO LA TESTA! MANDIAMO A CASA RENZI! 
appuntamento alle ore 9 in via Torino (vicino sede INPS)

 Il governo Renzi (PD, NCD e Scelta civica) ha fatto votare al Senato il “Jobs act”, la controriforma del mercato del lavoro che aumenta la precarietà, con la negazione dei diritti per i neoassunti, la distruzione dell’art.18 (in modo che chi lavora sia sempre sotto il ricatto del licenziamento), le nuove norme sull’ apprendistato e la generalizzazione dei lavori a termine. 
Il governo Renzi sta portando avanti politiche che affossano diritti fondamentali, colpisce lo “Statuto dei diritti dei lavoratori” che nel 1970 permise che la Costituzione entrasse anche nei luoghi di lavoro, indebolisce la scuola pubblica, tagliandone ulteriormente i finanziamenti e consegnandola ai privati, dà il colpo di grazia allo stato sociale con i tagli e le privatizzazioni, e vuole ridurre la democrazia rappresentativa al modello bipartitico di stampo USA, basato sulla finta scelta tra i due volti inguardabili dello stesso potere, sempre più corrotto ed arrogante. 
Il governo Renzi, in realtà, sta solo eseguendo gli ordini dettati dai poteri forti internazionali, gli speculatori, i grandi capitalisti, i profittatori di sempre, che utilizzano lo spettro della crisi ed il ricatto del debito pubblico, (generati da loro stessi), per continuare ad arricchirsi. La vicenda del TTIP, il trattato sul libero scambio, discusso in gran segreto, è la dimostrazione più imponente di quanto sia assurda, miope e senza prospettiva la politica di chi ci governa. Esso è fortemente voluto dal governo USA che sta perdendo la leadership a livello mondiale e cerca di asservire l’Europa alle sue leggi sul commercio, facendo così saltare tutte le norme sulla qualità delle merci, (compresi gli alimenti o i farmaci), le garanzie sulle condizioni di lavoro e la salvaguardia dell’ambiente. Tutto in balia del mercato e della sete di profitto. 
Questo è il governo Renzi, ma il dato importante e significativo è che ora il clima sociale è cambiato; in tutto il Paese si è sviluppata una ripresa della mobilitazione: nelle fabbriche, nelle scuole, con le lotte per la difesa dell’ambiente e dei diritti. Puntualmente, si sono ripresentate anche le solite manovre utili a confondere l’opinione pubblica e ad indebolire la mobilitazione, non solo con la repressione nelle piazze contro gli operai, i precari e gli studenti, ma anche con l’informazione “di parte”, che dà molto spazio alla destra ed alla Lega, più di quel che ha realmente nella società, mentre censura la sinistra e le lotte. 
Rifondazione Comunista è al fianco di tutte le mobilitazioni che uniscono l’opposizione reale, perché solo con la lotta è possibile ottenere il ritiro dei provvedimenti che umiliano la dignità dei lavoratori e cancellano le possibilità di futuro dei giovani. Ma per raggiungere questi obiettivi ci vuole unità di classe e bisogna smettere di delegare il proprio futuro, in questo senso è importante partecipare in modo attivo allo sciopero generale del 12 dicembre, che deve rappresentare una tappa di una stagione di ripresa del conflitto, perché la parola torni ai lavoratori ed ai giovani, perché l’ alternativa si costruisce dal basso! 

 Partito della Rifondazione Comunista-Vicenza

mercoledì 26 novembre 2014

Lo sciopero c'è, ora serve la strategia.

LO SCIOPERO C’È, ORA SERVE LA STRATEGIA da www.lacittafutura.it Novembre 23, 2014 di Dino Greco
L’approdo politico (definitivo?) del Pd a trazione renziana è mirabilmente riassunto nello sbocco d’ira con cui il Genio della Lampada ha commentato l’opposizione di massa (ahinoi tardiva) alla cancellazione tardiva dell’articolo 18. “Ma come, – ha tuonato Renzi – si pretende che un giudice, cioè un corpo estraneo al libero rapporto fra datore di lavoro e dipendente, entri in fabbrica e limiti la libertà dell’imprenditore di cacciare chi non gli è gradito?” Eccoci serviti: il luogo di lavoro deve tornare ad essere, più di quanto già non sia, una zona franca, dove sono bandite le leggi dello Stato e i diritti azzerati, a partire da quel relitto antidiluviano che per Renzi e compagnia cantante è la Costituzione repubblicana. La reintegrazione nel posto di lavoro nel caso in cui un licenziamento sia stato intimato senza “giusta causa” è equiparata ad un’usurpazione inflitta all'imprenditore. Non poteva essere meglio formulata la concezione “basica” dei rapporti sociali incardinata nel pensiero leopoldano: “libero padrone in libera impresa”, ovvero “libera volpe in libero pollaio”. Non perderei tempo in dispute nominalistiche tese ad acclarare se siamo oppure no alla riedizione di una forma di fascismo. Diciamo piuttosto che Renzi rappresenta genuinamente il dominio assoluto del capitale nell'epoca della superfetazione finanziaria. Dentro il bozzolo artificiale di un’esibita modernità tecnologica cresce una politica apertamente reazionaria, di conio ottocentesco, condotta per nome e per conto delle classi dominanti. E’ Renzi stesso, del resto, a farci conoscere i suoi mentori: sono Toni Blair (l’uomo che portò a compimento il disegno di distruzione del welfare inaugurato da Margareth Tatcher); Luigi Zingales (l’erede più recente del mercatismo integrale di Milton Friedman e della scuola di Chicago); e Pietro Ichino (il fautore di un organico programma di distruzione del giuslavorismo moderno e del potere di coalizione dei lavoratori). Fatale, date queste premesse, che si sia giunti a mettere nel mirino il diritto di sciopero e che i questori d’Italia abbiano compreso che si può tranquillamente menare botte sugli operai. Anche nei piani alti dell’edificio sociale si è colto con sicuro istinto di cosa si tratta. Così, noti finanzieri d’assalto, top manager rampanti, immobiliaristi e palazzinari, vertici di fondazioni ed organizzazioni di impresa sono volati a corte ed ora figurano fra i più entusiasti ed ovviamente disinteressati finanziatori della new age. I cui giovani astri nascenti, clonati nel casting fiorentino, sembrano tante “pecore Dolly”, l’ovino – ricorderete – nato biologicamente vecchio, malgrado l’ostentata posa da Ventesima Avenue. Quanto alla cosiddetta minoranza del Pd, quella, per capirci, di ascendente occhettiano, col sangue ormai annacquato da innumerevoli abiure e transumanze, non emette che patetici belati, avendo deciso da gran tempo il proprio approdo liberal-democratico, anch'esso di troppo per la ruzzola liberista che precipita senza freni. Da dieci giorni la Cgil – paralizzata per anni da un’inerzia letargica – ha fatto la Cgil. E’ bastato questo scampolo di resuscitata vitalità sindacale per fare vacillare la boria del capo del Pd. Persino i media nostrani, sempre avidi di servilismo verso i potenti di turno, hanno dovuto per un istante moderare le proprie ruffiane genuflessioni. E’ il conflitto sociale, bellezza, che quando irrompe sul serio sulla scena politica redistribuisce le carte, lo si voglia o no, a tutti gli attori in gioco. Ora, però, delle due l’una. O si alza davvero il tiro o se si rincula il contraccolpo può diventare micidiale. Scioperare è molto più che manifestare. Comporta sacrifici consistenti. E so per esperienza che i lavoratori – e massimamente gli operai – per aderirvi vogliono vederci chiaro. Vogliono, innanzitutto, sapere perché vengono chiamati alla lotta. Vogliono vedere – e condividere, attraverso l’esercizio pieno della democrazia – una piattaforma, concordare una strategia e una tattica. E chiedono allo “Stato maggiore” del proprio sindacato di non essere lasciati sul secco di fronte alla prima difficoltà. Potete essere certi che queste cose i lavoratori le chiederanno nelle assemblee già programmate per preparare lo sciopero del 12 dicembre. E staranno molto attenti alle risposte che saranno loro date. Vorranno capire se si apre una vertenza oppure se si sta facendo “ammuina”. Tanto più che la posta è altissima, perché squisitamente politica. E qui sta la difficoltà. Poiché il punto da cui si riparte – per avere tutto subito, in questi anni, senza colpo ferire – è molto basso. Scioperare per l’articolo 18 è sacrosanto, ma non per tornare alla versione di Elsa Fornero. E affrontare sul serio la crisi non può ridursi a biascicare qualche chiacchiera contro l’austerity e la voracità teutonica. Se fai per davvero devi avere la forza di disobbedire ai trattati iugulatori (da Maastricht al Fiscal Compact, passando per il pareggio di bilancio) e chiarire cosa ciò comporta; devi chiedere una vera patrimoniale e una politica fiscale che restituisca progressività all’imposta sul reddito; devi pretendere che sia posto un tetto agli stipendi e alle pensioni; devi opporti alle privatizzazioni e rivendicare concrete misure contro le delocalizzazioni; devi riprendere l’iniziativa per il rinnovo dei contratti scaduti da secoli; devi porre all'ordine del giorno la statalizzazione della siderurgia nel contesto di un nuovo ruolo della “mano pubblica” e rimettere in discussione il ruolo della Banca centrale e della Cassa depositi e prestiti; devi avere una linea chiara sugli investimenti nell'infrastrutturazione primaria, smettendo di parlare acriticamente di crescita e contemporaneamente rilanciando una strategia di riduzione generalizzata degli orari di lavoro senza la quale è velleitario pensare che si possa venire a capo della disoccupazione. Ebbene, tutto questo al momento non troviamo nella bisaccia della Cgil che troppa polvere ha accumulato sul proprio armamentario strategico. Per questo spetta a noi il compito di partecipare a tutte le mobilitazioni prossime venture, non in modo passivo, o invisibile, ma ponendo ovunque l’intera dimensione del conflitto che di snodo senza i quali non sarà possibile aprire una prospettiva nuova.

lunedì 10 novembre 2014

No alla buona scuola di Renzi e Giannini!


Si avvicina il 15 novembre, data indicata dal governo come termine ultimo della consultazione su “La buona scuola”, un percorso iniziato a settembre che si concluderà con un incontro ufficiale a Matera alla presenza del ministro Giannini.

Si tratta di un rapporto di 136 pagine presentato on line e largamente pubblicizzato dai media, un piano che prevede modifiche sostanziali al mondo della istruzione pubblica, toccando anche materie contrattuali come la questione degli scatti di anzianità degli insegnanti. Viene previsto, infatti, di abolirli per introdurre un sistema di differenziazione salariale in base a “competenze” che vengono assegnate ad una percentuale prestabilita, il 66% in ogni scuola di insegnanti meritevoli, cioè che possono accedere a tale forma di valutazione non ben definita, a fronte di una restante parte di “non meritevoli”.

Basterebbe solo questo fatto a suscitare viva preoccupazione in tutti coloro che hanno a cuore la scuola pubblica e che si rendono conto di come questa idea non sia proprio nuova (una ipotesi simile fu proposta dall’ex ministro Brunetta) e come tutto ciò serva, in realtà, a mascherare la volontà di tagliare ulteriori quote di salario, ma con la preoccupante conseguenza di andare a colpire ciò che resta del sistema cooperativo nella scuola italiana, l’unica metodologia efficace per avere un insegnamento di qualità. Per fare un esempio molto pratico: cosa accadrebbe infatti se ogni insegnante fosse indotto ad entrare in competizione con i propri colleghi per ottenere un aumento salariale? Si pensa forse ad un modello di docente che tenga nascoste le conoscenze acquisite, le esperienze, gli approfondimenti per evitare che altri insegnanti possano “rubargli” le idee?

E’ proprio questa idea della trasformazione del sapere in una merce, da conservare gelosamente come fosse una proprietà privata, la cosa più aberrante contenuta in tale proposta.

Ma vi sono molte altre criticità, tra le quali spicca la mancanza di ogni riferimento agli articoli della Costituzione, così come manca qualsiasi riferimento al personale ATA, come se tali figure non fossero importanti per la scuola e la crescita di ogni alunno.

Inoltre, si prevede: di aprire la scuola al mondo del lavoro prevedendo l’estensione dell’obbligo di svolgere ore nelle aziende, senza essere minimamente retribuiti, anche agli studenti dei tecnici (ora lo è solo per gli studenti dei professionali), l’aumento del potere del dirigente scolastico (addirittura fino al potere di scegliere ed assumere i “propri” docenti) e la trasformazione degli organi collegiali in consigli di amministrazione di stampo aziendale (anche questa una idea copiata dai precedenti governi di centrodestra, vedi legge Aprea) . Certo ne “La buona scuola” c’è anche l’aspetto positivo dell’assunzione del personale precario, ma su questo punto va detto che ciò rappresenta quasi un obbligo per il Governo, visto che maggiore sarebbe l’onere di una multa a fronte di una ormai imminente sentenza della Corte di giustizia europea e che non possiamo accettare tale fatto, (una norma di civiltà dovuta perchè sana una vergogna del nostro Paese), come una concessione in cambio della quale i docenti e tutto il mondo della scuola pubblica dovrebbero accettare ulteriori sacrifici.

Per tutti questi motivi, l’operazione governativa sulla scuola suscita la nostra viva preoccupazione e ne vediamo anche i punti di collegamento con le politiche sul lavoro attualmente in discussione, il cosiddetto “jobs act” che prevede la cancellazione dei diritti, colpisce il contratto nazionale ed aumenta la precarietà. Perciò ci sembra necessario ed urgente unirsi in una mobilitazione comune per una diversa idea di scuola e di società. Le mobilitazioni di queste settimane, la straordinaria manifestazione della Cgil del 25 ottobre, che ha visto un milione di persone a Roma e le prossime iniziative come lo sciopero e la manifestazione della Fiom prevista per il 14 novembre, e le iniziative del sindacalismo di base previste per la stessa giornata, devono rappresentare tappe di un percorso verso lo sciopero generale, che faccia crescere l’opposizione e l’alternativa dal basso a queste politiche antipopolari.


Claudia Rancati
dipartimento scuola PRC Vicenza

mercoledì 22 ottobre 2014

Rifondazione in piazza il 24 ed il 25 ottobre!

Il Jobs act del governo Renzi è uno dei provvedimenti strutturali  voluto con più insistenza dalla “troika” (Banca Centrale Europea, Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale), una vera e propria controriforma del mercato del lavoro, un gravissimo attacco a tutti i lavoratori di oggi e di domani. Esso non solo comporta  lo smantellamento di importanti garanzie stabilite dallo “Statuto dei diritti dei lavoratori” (l’articolo 18, il divieto del demansionamento dei lavoratori e della videosorveglianza), ma ha un chiaro obiettivo di fondo: lo smantellamento dello stesso istituto del  contratto nazionale di lavoro.
L'obiettivo perseguito dal governo è quello della frantumazione della classe lavoratrice, già oggi divisa tra 46 differenti tipologie contrattuali e sempre più esposta al ricatto del licenziamento, vista anche la colpevole mancanza di politiche di lotta alla disoccupazione.
E’ un modello quello di Renzi e del PD, che realizza i sogni di Confindustria e ci riporta indietro di secoli, all’epoca in cui ogni lavoratore era da solo di fronte al padrone con in mano un semplice contratto individuale privo di tutele effettive, cioè ricattabile e licenziabile in qualsiasi momento.

Così di fronte alla discussione parlamentare sulle proposte sul contratto a tutele crescenti, che altro non sono che il grimaldello con il quale si vuole scardinare definitivamente l’unicità del contratto nazionale di lavoro, non è possibile fare aggiustamenti o mediazioni: vanno con forza respinte al mittente e solo la mobilitazione popolare può ottenere questo risultato.
Per questi motivi saremo in piazza venerdì 24 ottobre con il sindacato di base a Vicenza alla manifestazione che partirà alle 8.30 da via Formenton (parallela corso Padova- davanti all' ingresso Ipab San Camillo) e sabato 25 ottobre con la Cgil a Roma con i pullman che partiranno venerdì 24 alle 23.40 dal piazzale della Valbruna.
Invitiamo tutti i lavoratori ed i giovani che non vogliono più delegare il loro futuro ad estendere e continuare la mobilitazione fino al ritiro completo di queste proposte per la costruzione dal basso dello sciopero generale.
Circolo Gramsci PRC Vicenza.

lunedì 13 ottobre 2014

Volantino distribuito al presidio davanti alla Prefettura dei sindacati di base contro il Jobs act:



Contro Renzi, Merkel, Draghi
NO alla controriforma del lavoro prevista dal JOBS ACT!
Il primo atto del governo sul lavoro è stato il decreto che generalizza la precarietà: ogni impresa può assumere una persona a termine per tre anni, anche con più contratti brevissimi, senza dover giustificare perché assume a termine e non a tempo indeterminato. Alla fine dei 3 anni sarà sufficiente non rinnovare il contratto, assumere un altro lavoratore, e via con un nuovo giro di giostra! Tutti precari per sempre.
Il governo Renzi ora ha posto la fiducia al Parlamento sulla sua controriforma del lavoro perché vuole cancellare definitivamente l’articolo 18, portando a compimento la controriforma di Fornero e Monti, vuole colpire definitivamente il contratto nazionale di lavoro per rendere tutti ricattabili.
Vuole cancellare le norme dello Statuto dei Lavoratori che proibiscono il demansionamento, per abbassare i salari. Vuole cancellare le norme che proibiscono la videosorveglianza dei lavoratori. Vuole generalizzare i “voucher”, cioè la forma massima di lavoro “usa e getta”. Che cosa significa il TFR in busta paga se non che soldi che sono già dei lavoratori vengono dati oggi riducendo il reddito di domani, per “compensare” salari che si faranno sempre più miseri perchè il ricatto della precarietà ed il taglio dei diritti, continuerà ad erodere la capacità di contrattazione?
Accanto all’attacco al lavoro, Renzi sta aggredendo l’ambiente con lo “Sblocca Italia”, attacca la scuola pubblica e prepara una legge di stabilità di nuovi tagli e privatizzazione di quel che resta del patrimonio e dei servizi pubblici.
Non ci stiamo! Vogliamo ripristinare l’articolo 18 ed estenderlo a tutte e tutti, cancellare il decreto Poletti e il supermarket di contratti precari. Vogliamo un vero salario orario minimo che estenda a tutte le lavoratrici e i lavoratori i minimi fissati dai contratti nazionali, ed il reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo impedire nuove privatizzazioni, un piano pubblico per creare 1 milione e mezzo di posti di lavoro riportando la disoccupazione almeno alla situazione pre-crisi, politiche industriali per la riconversione ecologica dell’economia, l’abrogazione della controriforma Fornero delle pensioni che impedisce ai giovani di trovare un’occupazione perché obbliga gli adulti a lavorare fino a a oltre 67 anni.
Si può fare? Si può fare: dicendo no e disobbedendo al Fiscal Compact, smettendo di regalare risorse alla speculazione, facendo una patrimoniale sulle grandi ricchezze, tagliando tutti gli F35 e le spese militari, tagliando la TAV in Val Susa e le grandi opere inutili.
Contro Renzi che porta a compimento il lavoro sporco di Berlusconi e Monti, dell’Europa della Merkel e Draghi per colpire ancora i lavoratori, l’ambiente, mercificare tutto, costruiamo le mobilitazioni.
Rifondazione sarà in piazza con gli studenti e il 10 ottobre ed invita a partecipare allo sciopero e le manifestazioni dell’USB il 24 ottobre ed alla manifestazione nazionale della CGIL il 25 ottobre per COSTRUIRE DAL BASSO LO SCIOPERO GENERALE!


Partito della Rifondazione Comunista-Vicenza
cell:347/2500372
e-mail:circolovicenza@libero.it
facebook: Rifondazionecomunista Vicenza