
lunedì 19 marzo 2012
mercoledì 7 marzo 2012
La manifestazione della Fiom di venerdì 9 marzo a Roma
Lo sciopero e la manifestazione nazionale organizzati dalla Fiom per venerdì 9 marzo hanno una grande importanza per diversi motivi.
Per la vertenza sul lavoro, contro l’arroganza della Fiat e dei padroni, il loro attacco ai diritti sindacali, l’esclusione della Fiom dalle fabbriche, il tentativo di riscrivere l’art. 18.
Sono questioni che riguardano tutti i lavoratori, perché è evidente che la sottrazione di democrazia in fabbrica significa un pesante arretramento in tutti i luoghi di lavoro, sia nel privato che nel pubblico.
E non è un caso che ciò avvenga oggi in una situazione di crisi pesantissima anche per l’economia del nostro territorio, dove crescono giorno dopo giorno i licenziamenti, le nuove precarietà e le nuove povertà, ed a gestire l’emergenza sono sempre coloro che l’emergenza l’hanno provocata.
Le ricette sono quindi quelle di sempre e per evitare che l’opposizione ai licenziamenti possa crescere, si chiudono gli spazi di democrazia per i lavoratori.
Più in generale, però, la manifestazione del 9 marzo riguarda la questione democratica nel Paese, non solo la democrazia nei luoghi di lavoro, ma la questione che oggi viene fatta emergere anche dalla lotta del movimento popolare della Val Susa.
La vicenda della TAV ha messo davanti agli occhi di tutti una verità che non si può nascondere.
L’opera, infatti, è inutile e devastante, ed ha incontrato il parere contrario non solo della popolazione della Valle che lotta da 23 anni, ma di moltissimi esperti autorevoli, docenti universitari, tecnici e ricercatori del settore, ed in tutto il Paese cresce il numero dei contrari alla realizzazione dell’opera:
Nonostante questo, in base ad interessi superiori, il governo decide di andare avanti e rifiuta qualsiasi dialogo, e lo fa con il consenso di tutte le forze parlamentari. E’ evidente quindi che esiste una contraddizione insanabile tra questo modello di sviluppo basato sulle esigenze del mercato e gli equilibri ambientali ed umani, le aspirazioni delle persone ad una vita normale, ad avere dei diritti, una prospettiva per il futuro.
Ma è evidente anche come stia aumentando la distanza tra governanti e governati, tra politica istituzionale ed aspirazioni popolari.
E’ la stessa contraddizione che ha portato ieri tutte le forze politiche presenti alla Camera dei deputati a votare per inserire l’obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione (solo tre i voti contrari). Un fatto gravissimo sul quale occorre mobilitarsi, perchè devono essere i cittadini a decidere su una materia così delicata come la modifica della Costituzione.
Questo è il contesto preoccupante che tende a far somigliare sempre più il nostro Paese alla Grecia, un Paese a democrazia limitata, dove i fondi per lo stato sociale, scuola, sanità, pensioni si possono tagliare in base a vincoli di compatibilità stabiliti da organismi che non sono mai stati eletti da nessuno, come la BCE o il Fondo monetario internazionale.
Allora in questo contesto, la manifestazione della Fiom che dà voce alla opposizione dei lavoratori ed anche al movimento valsusino (con l’intervento del presidente della Comunità montana dal palco di Piazza San Giovanni),
assume l’importanza di un segnale in controtendenza dal quale può nascere una alternativa, urgente e necessaria.
Per la vertenza sul lavoro, contro l’arroganza della Fiat e dei padroni, il loro attacco ai diritti sindacali, l’esclusione della Fiom dalle fabbriche, il tentativo di riscrivere l’art. 18.
Sono questioni che riguardano tutti i lavoratori, perché è evidente che la sottrazione di democrazia in fabbrica significa un pesante arretramento in tutti i luoghi di lavoro, sia nel privato che nel pubblico.
E non è un caso che ciò avvenga oggi in una situazione di crisi pesantissima anche per l’economia del nostro territorio, dove crescono giorno dopo giorno i licenziamenti, le nuove precarietà e le nuove povertà, ed a gestire l’emergenza sono sempre coloro che l’emergenza l’hanno provocata.
Le ricette sono quindi quelle di sempre e per evitare che l’opposizione ai licenziamenti possa crescere, si chiudono gli spazi di democrazia per i lavoratori.
Più in generale, però, la manifestazione del 9 marzo riguarda la questione democratica nel Paese, non solo la democrazia nei luoghi di lavoro, ma la questione che oggi viene fatta emergere anche dalla lotta del movimento popolare della Val Susa.
La vicenda della TAV ha messo davanti agli occhi di tutti una verità che non si può nascondere.
L’opera, infatti, è inutile e devastante, ed ha incontrato il parere contrario non solo della popolazione della Valle che lotta da 23 anni, ma di moltissimi esperti autorevoli, docenti universitari, tecnici e ricercatori del settore, ed in tutto il Paese cresce il numero dei contrari alla realizzazione dell’opera:
Nonostante questo, in base ad interessi superiori, il governo decide di andare avanti e rifiuta qualsiasi dialogo, e lo fa con il consenso di tutte le forze parlamentari. E’ evidente quindi che esiste una contraddizione insanabile tra questo modello di sviluppo basato sulle esigenze del mercato e gli equilibri ambientali ed umani, le aspirazioni delle persone ad una vita normale, ad avere dei diritti, una prospettiva per il futuro.
Ma è evidente anche come stia aumentando la distanza tra governanti e governati, tra politica istituzionale ed aspirazioni popolari.
E’ la stessa contraddizione che ha portato ieri tutte le forze politiche presenti alla Camera dei deputati a votare per inserire l’obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione (solo tre i voti contrari). Un fatto gravissimo sul quale occorre mobilitarsi, perchè devono essere i cittadini a decidere su una materia così delicata come la modifica della Costituzione.
Questo è il contesto preoccupante che tende a far somigliare sempre più il nostro Paese alla Grecia, un Paese a democrazia limitata, dove i fondi per lo stato sociale, scuola, sanità, pensioni si possono tagliare in base a vincoli di compatibilità stabiliti da organismi che non sono mai stati eletti da nessuno, come la BCE o il Fondo monetario internazionale.
Allora in questo contesto, la manifestazione della Fiom che dà voce alla opposizione dei lavoratori ed anche al movimento valsusino (con l’intervento del presidente della Comunità montana dal palco di Piazza San Giovanni),
assume l’importanza di un segnale in controtendenza dal quale può nascere una alternativa, urgente e necessaria.
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giovedì 1 marzo 2012
Le ultime dalla Valsusa.

di Stefano Galieni
Blocchiamo tutto! Questo l'imperativo che è partito ieri notte da Bussoleno durante la partecipata assemblea No Tav che si è tenuta a notte inoltrata. La giornata di ieri è stata caratterizzata da un evolversi degli eventi che ha rotto di fatto ogni equilibrio...
La tensione è rimasta altissima per tutto il giorno: prima l'utilizzo mass mediatico del servizio in cui un manifestante a volto scoperto insulta pesantemente un agente imbottito in divisa da robocop, poi l'arrivo di nuove truppe per sgomberare l'autostrada A32 bloccata con barricate, le cariche, gli idranti, i lacrimogeni, i No Tav che hanno risposto sdraiandosi sul manto stradale che sono stati trascinati via mentre le ruspe rimuovevano tronchi e detriti. La tensione con le troupe televisive criticate dal movimento ma non aggredite come si è fatto circolare e alla fine la caccia all'uomo in serata, feroce e selvaggia. Il risultato è di 5 fermi di cui 1 tramutato in arresto e numerose identificazioni. Nicoletta Dosio, attivista riconosciuta del movimento e segretaria del circolo del Prc di Bussoleno è stata malmenata, insultata, fermata e zoppicante ha poi potuto raggiungere l'assemblea. Ma sono stati tanti gli attivisti feriti o intossicati dai gas dei lacrimogeni che non hanno avuto voglia di andare negli ospedali mentre le forze dell'ordine denunciano ben 25 feriti. Ha fatto scalpore anche se è stato meno ripreso il video in cui alcuni agenti di polizia sfondano le vetrine di un bar a caccia di manifestanti. Il tanto decantato dialogo promesso dal ministro dell'Interno Cancellieri non si è rivelato altro che un pessimo bluff. Oggi pomeriggio, il ministro incontrerà gli interlocutori, i presidenti di Regione e Provincia e il sindaco di Torino che, benché afferiscano a forze politiche diverse sono entusiasti sostenitori del progetto e proclamatori della necessità di procedere ad oltranza con qualsiasi mezzo per l'accelerazione dei lavori. Un dialogo insomma fra chi parte già da identiche valutazioni e sembra voler gestire solo un mero problema di ordine pubblico. Ben altra è la situazione tanto è che i sindaci dei comuni interessati al progetto insistono nella richiesta di incontrare il governo e nel presentare la documentazione di 360 esperti nel settore che dimostrano l'inutilità, l'esosità e i danni ambientali incalcolabili che la realizzazione del tratto Torino Lione porta con se. Il parlamento sembra sordo Umberto Bossi dichiara che senza la Tav Torino muore, Pierluigi Bersani replica affermando che il problema non è il se ma il come, in mezzo una pletora di interventi tesi a criminalizzare il movimento a definirlo portatore di elementi eversivi e contigui al terrorismo, a chiedere l'intervento dell'esercito e ad aumentare la spinta repressiva. Violante ci tira su uno dei vecchi teoremi da anni Settanta aumentando il clima di timore e paura. Oggi sarà una giornata importante, già sono previsti per le 18 alcuni appuntamenti in solidarietà con la Valle. Non solo a Bussoleno ma a Milano (stazione centrale), a Brindisi, a Bologna – dove già oggi un corteo di migranti e studenti è stato aperto da uno striscione No Tav – a Brescia in Piazza della Loggia. Ma certamente nel corso del pomeriggio si definiranno altri appuntamenti, a Roma ci sarà una mobilitazione promossa dagli studenti sabato 3 marzo a partire dalla Stazione Tiburtina. Ezio Locatelli, segretario provinciale del Prc –FdS di Torino chiede che si rompa oggi l'assedio della valle con la realizzazione di una vasta rete di solidarietà e di mobilitazione. Il segretario parla di una fase corredata dalla più completa disinformazione sulle ragioni e sulle proteste pacifiche cha da più di venti anni i cittadini della Val di Susa portano avanti contro una mega opera utile solo a foraggiare interessi di natura finanziaria e affaristica. «Fanno bene i cittadini della Valle ad attuare una resistenza democratica e pacifica – conclude – Rifondazione Comunista è al loro fianco». Due sole le notizie positive: ai viticoltori della valle è stato concesso di effettuare la vendemmia visto che con la militarizzazione del territorio la loro uva rischiava di marcire, almeno questo diritto sembra rimanere. E, da ultimo, giungono segnali incoraggianti sulle condizioni di salute di Luca Abbà, il militante e contadino folgorato e caduto da un traliccio mentre era inseguito da un agente. Muove le parti offese dalla caduta e questo offre concrete speranze per una sua completa ripresa.
Giovedì 1 Marzo 2012
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domenica 26 febbraio 2012
La manifestazione di sabato in Val Susa.


La manifestazione di sabato 25 febbraio in Valsusa è stata una grande prova di democrazia e di vivacità del movimento No Tav con la presenza di circa 70.000 persone che hanno camminato per 8 km da Bussoleno fino a Susa, dove si è svolto il comizio conclusivo.
Erano presenti molti abitanti della valle, compresi alcuni sindaci e i rappresentanti della comunità montana (tra gli organizzatori) e molte altre persone che, come noi, sono venute da fuori organizzandosi con macchine, treni o pullman.
Noi in un gruppo formato tra compagni del Circolo, dell'USB e del Collettivo Studenti scuola pubblica di Vicenza.
La manifestazione era piena di striscioni e cartelli con scritte molto creative ed intelligenti, come l’idea delle bandiere della Grecia, portate provocatoriamente per dimostrare che fine ci aspetta se continuiamo a sperperare il denaro pubblico in grandi opere inutili e devastanti come l’alta velocità, o con le stampelle per ricordare la “pericolosità” di uno degli arrestati nella retata del 26 gennaio, che aveva partecipato con quelle, perché infortunato, alla manifestazione di luglio.
Molte anche le bandiere di Rifondazione, presente con tanti compagni e con il segretario Paolo Ferrero che è intervenuto insieme ad altri durante il comizio conclusivo.
Una manifestazione che è stata la migliore risposta a coloro che cercano di dipingere il movimento come estremista e minoritario.
Proprio perché la manifestazione è andata “troppo” bene, in serata alla stazione di Torino la polizia ha caricato i manifestanti che stavano raggiungendo i treni, senza alcuna ragione apparente, ma con l’intento evidente di fomentare la repressione e la criminalizzazione di una protesta che acquisisce sempre più consensi e forza.
E’ del tutto evidente, infatti, che questa lotta che dura da più di venti anni, è una lotta di interesse generale e non una semplice difesa localistica, perché l’alta velocità è una opera molto costosa ed inutile che porterebbe benefici solo alle lobbies ed agli intrecci affaristici, anche in odor di mafia, che vi sono dietro, interessi che sono di fatto sostenuti dalle stesse forze politiche che appoggiano il governo Monti.
La manifestazione di sabato 25 febbraio è stata una buona risposta a coloro che sostengono non vi sia alternativa a questo modello di società fondato sullo sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente, l’alternativa c’è e comincia dal basso.
Diciamolo a tutti, continuiamo a sostenere il movimento No TAV!
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giovedì 9 febbraio 2012
Noi ricordiamo tutto (volantino distribuito alle scuole)
Il 10 febbraio si celebra il Giorno del ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, che concede anche un riconoscimento ai congiunti degli infoibati.
Cosa è accaduto nella terra di Confine? Quale è la verità sul caso foibe? Esiste un processo di revisionismo storico?
Ricordiamo alcuni fatti storici:
• furono 150.000 i deportati jugoslavi durante il periodo del terrore fascista nei campi di prigionia italiani;
• 31 i campi di concentramento italiani disseminati tra Albania e litorale adriatico nei quali morirono circa 13.000 croati oltre a migliaia di ebrei, zingari ed oppositori politici;
• Nel 1942 vi è l’annessione della Slovenia sotto il comando dei generali Robotti e Roatta, dai cui dispacci si legge “si ammazza troppo poco…distruggere i paesi e sgomberare le popolazioni”.
Per capire cosa accadeva nel 1945 dobbiamo considerare la situazione del 1945, alla fine di una guerra mondiale che aveva causato stragi, fame, distruzione e disperazione in tutta Europa e soprattutto del fatto che in Jugoslavia le autorità italiane erano fasciste ed avevano cercato di annullare le minoranze slovena e croata, non solo impedendo loro di parlare nella propria lingua, ma anche con la violenza, bruciando villaggi e deportando civili, vecchi, donne e bambini, che per la maggior parte morirono di stenti nei campi di prigionia come Arbe e Gonars.
Dopo l’ 8 settembre’43, in Istria con il tracollo dell’esercito italiano e poi nel maggio 1945 a Gorizia, Trieste e Fiume, quando l’Esercito jugoslavo prese il controllo del territorio, vi furono arresti ed esecuzioni di centinaia di persone, esponenti del fascismo, militari e civili, anche vittime di rese dei conti e di vendette personali, alcuni gettati nelle cavità carsiche.
Questo è il cosiddetto fenomeno delle foibe, ingigantito e deformato agli occhi dell’opinione pubblica, in una operazione di revisionismo storico utile solo a riabilitare l’ideologia fascista.
Dietro a tale ideologia, bandita dalla nostra Costituzione, si celano razzismo, antisemitismo, aggressioni violente ai danni di attivisti politici, migranti ed omosessuali. Il fascismo ha portato ai massacri e gli eccidi compiuti in Jugoslavia, Albania, Grecia ed Africa. La Repubblica italiana è nata dalla Resistenza partigiana e dal sacrificio di migliaia di combattenti che lottarono per liberarla dal nazifascismo…
perciò per noi è importante ricordare tutto!
Circolo Gramsci- PRC Vicenza
Giovani comunisti/e
Cosa è accaduto nella terra di Confine? Quale è la verità sul caso foibe? Esiste un processo di revisionismo storico?
Ricordiamo alcuni fatti storici:
• furono 150.000 i deportati jugoslavi durante il periodo del terrore fascista nei campi di prigionia italiani;
• 31 i campi di concentramento italiani disseminati tra Albania e litorale adriatico nei quali morirono circa 13.000 croati oltre a migliaia di ebrei, zingari ed oppositori politici;
• Nel 1942 vi è l’annessione della Slovenia sotto il comando dei generali Robotti e Roatta, dai cui dispacci si legge “si ammazza troppo poco…distruggere i paesi e sgomberare le popolazioni”.
Per capire cosa accadeva nel 1945 dobbiamo considerare la situazione del 1945, alla fine di una guerra mondiale che aveva causato stragi, fame, distruzione e disperazione in tutta Europa e soprattutto del fatto che in Jugoslavia le autorità italiane erano fasciste ed avevano cercato di annullare le minoranze slovena e croata, non solo impedendo loro di parlare nella propria lingua, ma anche con la violenza, bruciando villaggi e deportando civili, vecchi, donne e bambini, che per la maggior parte morirono di stenti nei campi di prigionia come Arbe e Gonars.
Dopo l’ 8 settembre’43, in Istria con il tracollo dell’esercito italiano e poi nel maggio 1945 a Gorizia, Trieste e Fiume, quando l’Esercito jugoslavo prese il controllo del territorio, vi furono arresti ed esecuzioni di centinaia di persone, esponenti del fascismo, militari e civili, anche vittime di rese dei conti e di vendette personali, alcuni gettati nelle cavità carsiche.
Questo è il cosiddetto fenomeno delle foibe, ingigantito e deformato agli occhi dell’opinione pubblica, in una operazione di revisionismo storico utile solo a riabilitare l’ideologia fascista.
Dietro a tale ideologia, bandita dalla nostra Costituzione, si celano razzismo, antisemitismo, aggressioni violente ai danni di attivisti politici, migranti ed omosessuali. Il fascismo ha portato ai massacri e gli eccidi compiuti in Jugoslavia, Albania, Grecia ed Africa. La Repubblica italiana è nata dalla Resistenza partigiana e dal sacrificio di migliaia di combattenti che lottarono per liberarla dal nazifascismo…
perciò per noi è importante ricordare tutto!
Circolo Gramsci- PRC Vicenza
Giovani comunisti/e
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