lunedì 25 maggio 2015

Sulla "buona scuola" di Renzi

Per la prima volta dal suo insediamento, il Presidente del Consiglio Renzi è stato costretto a mutare i soliti toni arroganti di fronte a chi lo contesta.
Quel che sta avvenendo nel mondo della scuola rappresenta un fatto estremamente importante, non solo per il valore della posta in gioco, che riguarda principi costituzionali fondamentali, quali il diritto all’istruzione e la libertà di insegnamento,  ma anche perché segnala che nel Paese sta maturando qualcosa di nuovo, una capacità di opposizione e di alternativa che rappresenta una speranza per tutti noi.
Al modello neo-autoritario di scuola e di società proposto da Renzi e dal suo partito-governo, è possibile proporne un altro, che nasce dal basso e su basi completamente diverse, lo dimostrano i fatti e le mobilitazioni di queste settimane.
Utilizzando in maniera assai disinvolta il regolamento delle Camere con trucchi alle regole, Il PD sta cercando in tutti i modi di far passare in Parlamento il suo DDL, quello della cosiddetta “Buona Scuola, fondato sulla centralità della figura del Preside-manager, che assumerebbe all’interno del proprio Istituto, i poteri  ed  il ruolo tipico del dirigente di una azienda. Aziendalistici sono pure  i criteri di gestione ai quali si ispira tutto il DDL, criteri che distruggerebbero completamente  il clima di collaborazione tra docenti ed i fondamenti di collegialità e di libertà, indispensabili per un processo di insegnamento e di apprendimento di qualità ed efficace a formare cittadini.
In contrapposizione a questa idea di scuola, però, gli insegnanti ed il personale ATA, sostenuti da un buon numero di studenti,  si sono mobilitati in tutto il Paese. Una mobilitazione vasta ed unitaria come non se ne vedevano da molti anni. Una mobilitazione per difendere i diritti e la  dignità di chi lavora nella scuola e che ha un valore generale. Fermare il DDL della buona scuola è possibile, come dimostra il diverso atteggiamento di Renzi, che non urla più che i sindacati non rappresentano nessuno ma che ora tenta di dividere il fronte sindacale e la categoria.
La mobilitazione deve continuare in maniera forte ed unitaria fino al ritiro del DDL, senza cedimenti né compromessi; essa, infatti, non è  solo una questione di natura sindacale ma l’unico mezzo con cui fare passare chiaramente il messaggio sulle finalità e sugli  obiettivi che il DL prospett, allargando l’alleanza agli altri lavoratori, ai genitori, agli studenti.
E’ infatti con gli scioperi e le altre iniziative che si puo’ tenere aperta una prospettiva per una idea alternativa di scuola e di società che è possibile, e può nascere dal basso, dalla pratica quotidiana di chi ha a cuore il proprio lavoro e lotta per difenderne la qualità ed il senso. Una alternativa come quella  contenuta nei principi della Legge di iniziativa popolare (LIP) sul cui testo furono raccolte  tantissime firme anche nel nostro territorio, nel 2006, e che questo Governo, come quelli che l’hanno preceduto finge di ignorare .
Certamente anche la scadenza elettorale può rappresentare una occasione per mandare un segnale forte, perciò  alle elezioni regionali in Veneto è importante scegliere una lista chiaramente alternativa a chi ci governa, sia in Regione che nel Paese, sia alla Lega che al PD, entrambi , su questo aspetto come su tanti altri,  con  una sostanziale identità di posizione, mascherata (e malamente) solo in campagna elettorale.
Un voto per “l’Altro Veneto-Ora possiamo” e per Laura di Lucia Colletti, candidata alla Presidenza della Regione, una insegnante impegnata ogni giorno e da sempre nella difesa della qualità della scuola pubblica.
Con il voto e con la mobilitazione dalla scuola può venire un segnale di cambiamento per tutto il Paese.

Roberto Fogagnoli  segretario PRC Vicenza - Claudia Rancati responsabile scuola PRC Vicenza

sabato 11 aprile 2015

Rifondazione comunista per 
Un Altro Veneto



In questi lunghi anni di crisi che hanno visto la perdita di milioni di posti di lavoro, aumentare la precarietà e ridursi il potere di acquisto di salari e pensioni con  i vari governi che si sono succeduti, da Berlusconi, a Monti e Letta fino all’attuale governo Renzi, la politica di attacco ai diritti dei lavoratori/lavoratrici di smantellamento dello stato sociale, non ha subito alcuna variazione.
I governi di centrodestra, del Pdl e della Lega,  e quelli a guida del Partito Democratico si sono mossi nella sostanza nella stessa direzione al di là delle chiacchere e della finta contrapposizione nel teatrino della politica. Hanno proceduto sulla stessa strada dello smantellamento dei diritti dei lavoratori, facendo a gara nell’introdurre leggi che hanno aumentato a dismisura la precarietà, dalla legge 30 di Sacconi al Job Acts di Renzi , hanno privatizzato i servizi pubblici, tagliato lo stato sociale, dalla Scuola alla Sanità.
In questi anni mentre si imponevano le politiche del rigore e dell’austerità i ricchi sono diventati  sempre più ricchi mentre la grande massa dei cittadini/e , i lavoratori si sono impoveriti.  Chi lavora è costretto lavorare  sempre  di più, chi non lavora è costretto in una condizione di miseria e alla lotta quotidiana per sopravvivere.
Un disastro che è figlio dei trattati e delle politiche economiche imposte dall’Unione Europea e dalla BCE , dei trattati di Maastricht e di Lisbona, dell’obbligo del pareggio di bilancio votato  in costituzione con una maggioranza addirittura bulgara nel parlamento italiano. Trattati votati, da Pd, Lega, Forza Italia e partiti alleati, nel parlamento italiano ed Europeo, Salvini compreso.
Avversari formidabili nelle campagne elettorali sono nella realtà animati dalla stessa ideologia e cultura liberista, che considera un dogma di fede la centralità dell’impresa e del mercato e il lavoro una merce, così come condividono i piani affaristici delle grandi opere che ingrassano banche e costruttori amici.
In questi anni l’unica vera opposizione contro le politiche di austerità ed i trattati che la sostengono, l’hanno fatta le forze della vera sinistra, quella del GUE nel Parlamento di Strasburgo e la sinistra sociale e vertenziale nelle piazze di tutti i Paesi europei. E’ la stessa battaglia che con grande difficoltà ma con determinazione sta facendo il governo Greco per salvare il suo paese dalla mortale stretta della Troika. E’ la battaglia per costruire un’alternativa operaia e popolare al governo del grande capitale e della finanza, per impedire il massacro sociale.
Per queste ragioni, per dare continuità alla lotta contro le politiche di austerità, per costruire anche nel nostro Paese le forze necessarie per  una forte opposizione, vera, e di alternativa alle politiche del lavoro e sociali imposte dall’Europa e portate avanti dal governo Renzi con coerenza perfino servile, Rifondazione comunista ha scelto di sostenere la lista “Un Altro Veneto Ora Possiamo”, in continuità con l’esperienza dell’Altra Europa, che candida a Presidente del Veneto   Laura di Lucia Colletti.

Questa è per noi l’unica scelta coerente e possibile per chi si è sempre battuto in questi anni  a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori, di chi è stato nelle lotte in difesa del territorio dalle grandi opere e dal malaffare e dalla corruzione che le accompagna, di chi è stato nelle campagne in difesa dell’acqua pubblica e contro le privatizzazioni, contro i tagli allo stato sociale.

martedì 3 marzo 2015

Assemblea Possiamo a Vicenza


Prosegue a Vicenza, come nelle altre province del Veneto, il percorso verso la costruzione di una lista della sinistra per le elezioni regionali.
Questo percorso che abbiamo chiamato “Possiamo- una casa comune per la sinistra veneta” è nato per iniziativa dei partiti della sinistra, ma con lo scopo di unire in modo democratico e trasparente tutte le migliori energie di chi è attivamente impegnato nella difesa dell’ambiente, del lavoro, dei beni comuni e per un altro modello di società.
La nostra prima assemblea, tenutasi a Villa Lattes venerdì 23 gennaio, ha visto la partecipazione di circa 80 persone.
Sono stati numerosi gli interventi di singoli cittadini e di rappresentanti di forze politiche e comitati che hanno espresso la necessità di creare un maggior coordinamento tra di noi assumendo una prospettiva che andasse oltre il mero appuntamento elettorale. Questa richiesta di maggior unità della sinistra passa quindi attraverso la costituzione di una lista autonoma ed alternativa a quella del Partito Democratico rappresentato nel nostro territorio da Alessandra Moretti, per promuovere un modo nuovo di fare politica, non finalizzato tutto al piano istituzionale, ma consapevole che qualsiasi cambiamento per essere reale deve muovere dalla base della società e dai movimenti che la attraversano.
Ora però i tempi stringono ed è necessario arrivare ad una definizione chiara della lista che intendiamo presentare, perciò, per decidere in modo davvero democratico e trasparente,


ti invitiamo all’assemblea che terremo 

Venerdì 6 marzo alle 20.15 a Villa Lattes.

ordine del giorno:
1 - relazione sull'incontro del 23 gennaio tra i partiti e le forze sociali che partecipano al percorso: Discussione generale.
2 – Discussione del programma elaborato nelle assemblee Possiamo
3 - individuazione dei candidati da proporre, discussione.
4 - creazione gruppo di coordinamento con le altre province.

PARTECIPIAMO !

mercoledì 25 febbraio 2015



Il Presidente del Consiglio Renzi ha preannunciato per la prossima settimana un decreto legge ed un disegno di legge delega di “riforma della scuola”. Lo ha fatto ad un convegno del PD convocato per l’occasione, un evento mediatico, senza alcuna possibilità di confronto e durante la quale esponenti dei sindacati di base sono stati fermati dalle forze dell’ordine senza alcun motivo.

La forma è anche sostanza, come lo sono le parole contenute nel testo governativo della “buona scuola” che assume il principio del rigore e dei tagli al bilancio dell’istruzione pubblica, propagandando l’idea che per far andare avanti le scuole si debba ricorrere in buona sostanza prevalentemente ai finanziamenti dei privati.
Noi riteniamo che tutto ciò sia in contraddizione con quanto stabilito dal dettato costituzionale e che non sia lecito che una “ riforma” venga promulgata dall’alto per decreto governativo, oltretutto in presenza di una legge di iniziativa popolare, il cui testo (sul quale sono state raccolte migliaia di firme anche nella nostra provincia) giace “dimenticato” in Parlamento, nonostante le richieste e le iniziative di molti insegnanti, genitori , studenti e cittadini che hanno a cuore la vera buona scuola, quella costruita su basi di democrazia, su risorse e principi certi e condivisi.

Esprimiamo il nostro netto dissenso rispetto a questo modo di fare politica, sulla testa delle persone, una politica devastante, in perfetta continuità con i governi precedenti e che può essere fermata solo da una mobilitazione vasta ed unitaria dei protagonisti del mondo della scuola, superando dal basso le divisioni ed il senso di rassegnazione alimentato ad arte dalla propaganda di regime



Claudia Rancati
Dipartimento scuola
Partito della Rifondazione Comunista Vicenza.

venerdì 6 febbraio 2015

Grecia chiama Italia


Il Washington Post il giorno dopo la vittoria di Syriza, mostra Alexis Tsipras attorniato da bandiere di Rifondazione Comunista. Le paure dell’imperialismo USA e il segnale alla Merkel e alla Troika. Se il nuovo governo di Syriza continuerà a tenere prima alle persone che alle compatibilità di sistema, non ci sarà scampo per chi fino ad oggi si é arricchito sulla pelle del popolo greco.

di Niccolò Martinelli da "La città futura"


“Grecia chiama Italia”. La home page del Washington Post il giorno dopo la vittoria di Syriza, che raggiunge con il 37% dei voti circa, mostra un sorridente Alexis Tsipras attorniato da bandiere di Rifondazione Comunista. La copertina di uno dei più prestigiosi quotidiani USA evoca forte e chiara la paura dell’imperialismo americano di un ritorno dei comunisti e di una politica “sociale” europea che sembrava seppellita per sempre.

Riconoscimento dello Stato di Palestina e no alle sanzioni alla Russia sono, infatti, i primi provvedimenti di politica estera adottati dal governo di Tsipras che nei giorni precedenti al voto aveva più volte annunciato alla delegazione italiana la volontà di concludere un accordo con tutte le forze antifasciste e anti-memorandum, a partire proprio dagli euroscettici di ANEL e i “cugini” comunisti di KKE (va infatti ricordato che buona parte dell'attuale gruppo dirigente di SYRIZA proviene dalla storia della sinistra comunista greca, frammentata almeno quanto quella italiana). 

Ma se in quest'ultimo caso una convergenza é stata esclusa, salvo che sui singoli provvedimenti, l'accordo con ANEL ha garantito il raggiungimento di quella maggioranza parlamentare che a SYRIZA é mancata per pochi seggi.

Per noi che eravamo in Grecia con la “Brigata Kalimera”, una forte affermazione del partito di sinistra era già nell'aria nel primo pomeriggio, quando i primi exit poll, riservatissimi, cominciavano a circolare tra i dirigenti meglio informati e arrivavano alle nostre orecchie. Ma quando sono stati annunciati, alle 19 locali, la sede del comitato elettorale é esplosa in un boato di gioia, subito dopo sovrastato dall'onnipresente “Bella Ciao”, versione dei Modena City Ramblers, vera e propria colonna sonora di questa campagna elettorale condotta con estrema dedizione da militanti e simpatizzanti del partito. 

Se il centro della città era tappezzato di manifesti, i quartieri popolari sono stati al centro del lavoro politico di SYRIZA in questi anni. Nella visita della delegazione italiana, infatti, abbiamo visto come interi quartieri si siano autorganizzati per resistere ai tagli allo stato sociale voluti dalla Troika, a partire da quelli sulla sanità: se in Italia infatti il processo di smantellamento della sanità pubblica é partito soprattutto negli ultimi mesi, in Grecia si tratta di un’operazione già in stato molto avanzato. E avviene così che operatori sanitari e medici che non si rassegnano all'idea di una salute per soli ricchi, diano origine ad ambulatori popolari. Specializzati soprattutto nei servizi odontoiatrici e nella diagnostica dei tumori, vale a dire quei settori dove più si sente la disuguaglianza di classe. E invece, nelle strutture di solidarietà si accoglie tutti gratuitamente, migranti compresi, i quali all'inizio rappresentavano la maggioranza degli utenti, prima che la crisi costringesse a farvi affidamento un sempre maggiore numero di greci, che oggi rappresentano i 2/3 del totale dei pazienti. “Qui si fa solidarietà, non carità” ci tengono a precisare i medici. E infatti la gestione dell'ambulatorio é assembleare, e parte dall'idea che la solidarietà dal basso é un modo per resistere alla crisi dello stato sociale, non per sostituirsi ad esso: “noi vorremmo chiudere il prima possibile”, conclude scherzosamente la responsabile di un ambulatorio.

Dello stesso tenore, la visita alla mensa popolare. Recuperando offerte alimentari dai clienti in uscita dei supermercati, si riesce a fornire pasti a chi altrimenti non avrebbe neppure i soldi per mangiare. E se l'80% dei volontari sono anche utenti della struttura, il responsabile fa notare come diversamente da quanto fa la chiesa ortodossa, qui l'elemento fondante non sia quello della carità, ma quello dell'autorganizzazione popolare. Autorganizzazione che, del resto, ha solide radici storiche nel quartiere di Exarchia, anarchico e antifascista fino alle fondamenta, sede dell'ormai celebre Politecnico, da cui partì l'insurrezione contro il regime dei colonnelli e che tuttora presenta spazi occupati permanentemente da collettivi anarchici e dalla KNE, l'organizzazione giovanile del Partito Comunista. Tanto che, fino a pochi anni fa, la legge vietava alle forze dell'ordine l'ingresso all'interno delle Università, considerate vere e proprie zone franche. 

L'abolizione del diritto di asilo negli atenei, é stata duramente combattuta dal movimento studentesco in ogni sua componente. Tanto che, il suo ripristino, é stato indicato come vera e propria priorità democratica dai giovani di SYRIZA, nel corso dell'incontro tra le organizzazioni giovanili della Sinistra Europea, tenutosi nella sede centrale del partito. Presenti per l'Italia i Giovani Comunisti, che dopo aver subito la recente scissione di un pezzo di gruppo dirigente, si preparano ad affrontare una nuova Conferenza Nazionale all'insegna del rilancio dell'organizzazione, e che in Grecia hanno trovato un'occasione per rinsaldare i propri contatti internazionali. 

Del resto, la presenza dei giovani di Die Linke nella piazza della vittoria di Tsipras lancia un messaggio chiarissimo alla signora Merkel: la favola secondo cui gli interessi del popolo tedesco sono in contrasto con quelli del popolo greco, non regge più. Sono gli interessi di padroni e speculatori a contrastare con quelli di tutti i popoli europei.

Se il nuovo governo saprà sfuggire alla tentazione di mettere le compatibilità di sistema prima delle persone, non ci sarà scampo per chi fino ad oggi si é arricchito sulla pelle del popolo greco.